Sentenza di appello, tribunale del lavoro di Napoli n. 2232/0.11, del 11 aprile 2011, riguardante il comportamento tenuto dal Commissario Straordinario dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno di Portici, dott. Antonio Limone, nei confronti dell’ex Direttore dott. Domenico Fenizia.
In merito all’accertamento di responsabilità del Dott. Antonio Limone nei confronti del Dott. Domenico Fenizia, di cui all’oggetto, segue provvedimento giudiziario di condanna con sentenza di secondo grado che si allega. Si unisce anche (tra le tante) l’interrogazione dell’On. Carlo Aveta, question time - seduta del 28 luglio 2010, nei confronti della quale le S.S.L.L. rimanevano in attesa dell’esito della sentenza di secondo grado. Considerato che ad oggi l’ordine del giudice non è stato rispettato si chiede specifico, immediato e commisurato intervento dell’autorità regionale per la tutela dei diritti dello scrivente con reintegra in servizio e relativo risarcimento del danno.
Domenico Fenizia
Allarme brucellosi, dopo Caserta anche Salerno.
Bufale e brucellosi, tiro mancino alle eccellenze locali!!!
Oggi mi è stata dedicata una pagina sul mensile “www.piusanita.it” . L’articolo parla della mia vicenda di direttore dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, e dell’abbattimento delle bufale in campania. Il testo completo è visionabile dal seguente link.
Testo:
L’ex direttore dell’istituto Zooprofilattico, Domenico Fenizia: «ogni piano proposto e’ stato un insuccesso, la mozzarella poco tutelata»
Riflettori mai spenti sulla Psyco-Brucellosi tanto da chiedersi: «É tutta una bufala la mozzarella campana»? All’epoca dei fatti, per garantire l’eradicazione della brucellosi (brucellosis buffalo) fu deciso l’abbattimento di cinquantamila capi risultati positivi ai test effettuati sul territorio altamente infettivo quale quello dell’Asl 2 di Caserta. Purtroppo, il ciclo di questo “orrore” non si è ancora
concluso, vista la grave situazione economica in cui oggi il settore versa: sono ben cento gli allevamenti in forte crisi. Inoltre, bisognerà effettivamente verificare quali sono, ad oggi i risultati di quest’opera di bonifica condotta dalle strutture sanitarie da circa 50 anni. «É l’ennesimo piano sanitario di risanamento della brucellosi del bufalo, successivo ad una serie di grossi insuccessi», dichiara Domenico Fenizia, ex direttore dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, noto soprattutto per aver indicato strategie alternative per il risanamento degli allevamenti risultati positivi alla brucellosi. I principi del D.M., afferma il Fenizia, sono riferiti «alla profilassi della brucellosi bovina», che prevede l’individuazione dei capi sierologicamente positivi all’infezione ed il loro rapido abbattimento onde evitare il diffondersi del contagio in seguito alla permanenza degli stessi negli allevamenti. La suddetta ordinanza, si differenzia dalle precedenti solo per i maggiori rimborsi destinati agli allevatori, rimborso pari a 1.000 euro per capo abbattuto. Di fatto, il danno per gli allevatori è stato enorme se si considera il valore del capo abbattuto, stimato di circa 3.000 euro a cui aggiungere i danni relativi alla mancata produzione ed ovviamente al costo per ripopolare la filiera, precisando l’obbligo che gli allevatori hanno nel ripopolare le proprie aziende perché stabilito dalla norma comunitaria da cui derivano i fondi europei. Se ciò non dovesse avvenire, la CE costringerebbe lo Stato a recuperare i fondi concessi agli allevatori proprio come si è già verificato per le quote latte. «I danni per il comparto zootecnico sono stati enormi», sottolinea ancora Fenizia soprattutto per l’erronea impostazione del piano sanitario, da cui è nato un contenzioso scientifico poiché non si riconosce, a tutt’oggi la “specificità bufalina”, attestata più volte anche dallo stesso Cnr.
Con l’abbattimento del capo infetto, l’infezione si diffonde ancora più rapidamente perché si trova di fronte una popolazione che, abbattimenti dopo abbattimenti, perde la memoria immunitaria della brucella. Il rischio di reinfezione delle aziende, per così dire “risanate”, è ancora alto in quanto l’infezione può trasferirsi in circa venti giorni a tutti gli animali dell’allevamento. Anziché abbattere cinquantamila capi, senza neanche risparmiare quelli che presentavano una minima resistenza all’infezione, si sarebbero potuti vaccinare tutti i bufali, favorendo la selezione naturale degli animali genoresistenti garantendo così un sicuro e duraturo risanamento dalla brucellosi.

